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La Storia dei Dolci Sardi

La Storia dei Dolci Sardi

La storia dei Dolci Sardi

La Sardegna ha alle spalle una cultura dolciaria prestigiosa e antica, che riesce a far tesoro di pochi ma ottimi ingredienti combinandoli con rara maestria. E riveste una fondamentale importanza il voler preservare, anche per i Dolci Sardi, il patrimonio di tradizioni tramandato dalle generazioni passate.
Il rispetto e la fedeltà verso le antiche ricette genera anche ai giorni nostri un’ampia gamma di dolci tipici, che spiccano con la loro prelibatezza sulle tavole imbandite dell'Isola.
Da sempre in Sardegna si vive con grande intensità il periodo Pasquale, nel quale le donne hanno l’usanza di ritrovarsi per creare con le loro sapienti mani pani e dolci tipici che riescono ancora oggi a conservare immutati sapori e tradizioni che poggiano le loro radici all’alba dei tempi. 
In questo articolo vi presentiamo tre dolci tipici tra i più comuni in sardegna ...
FATTI FRITTI
Dovete sapere che il nome tradotto in modo letterale, dal sardo para frittus, significa frati fritti, Come spiega Giulio Gaviano, probabilmente in un tempo lontano, questo era il nome assegnato a queste frittelle, poichè la loro forma e il loro colore ricordavano proprio i frati. Il buco era la chierica e la riga a metà, il segno dell’olio in frittura, era il cordone che legava il saio in vita. Probabilmente in un tempo in cui il Carnevale era un liberatorio periodo prima dei sacrifici gastronomici della quaresima, il mangiare un frate (o qualcosa a forma di frate) fritto rappresentava un goliardico gesto liberatorio.
Giulio Gaviano dice che l’uso della denominazione fatti e fritti sta oggi entrando nell’uso comune, perchè in molti hanno perso nell’immaginario, la figura del frate in saio, confrontata con la forma di questi dolcetti. Posso permettermi di contraddirlo, visto che sul quadernetto di mia madre, e quindi un bel po’ di anni fa, venivano già tradotti in italiano con la parola “fatti e fritti”.
Savoiardone o Biscotto di Fonni

Un tempo venivano chiamati anche Pistoccus de caffei in quanto venivano preparati in rare occasioni durante l'arco dell'anno, per lo più in occasione di cerimonie come  ad esempio matrimoni ed altri riti, serviti in abbinamento al caffè. Si differenziano dai Savoiardi di Fonni o Biscotti di Fonni, soprattutto per la forma: questi ultimi infatti risultano essere più stretti e più lunghi, ma la loro preparazione è pressoché identica.

Vengono utilizzati entrambi per la preparazione di ottimi tiramisù ed altri dolci che necessitano di una base di biscotto da inzuppare.

 

PARDULAS 

Le pardulas o formaggelle sono un dolce tipico della cucina regionale sarda solitamente preparato nel periodo di Pasqua. Le pardulas, chiamate anche casadinas in alcune zone dell’isola, come la Barbagia, sono delle delicate tortine più o meno friabili, che possono essere dolci o salate, con ripieno di ricotta di pecora (soprattutto nel Campidano) o di formaggio fresco e dall’aroma di limone o di arancia. Tradizionalmente le pardulas o formaggelle vengono servite la domenica di Pasqua.

Le origini delle pardulas-formaggelle-casadinas andrebbero ricercate nei dolci al formaggio che venivano preparati nella Grecia di epoca classica (V-IV secolo A.C). Di dolci simili si parla anche nelle ricette dello scrittore romano Marco Porcio Catone (234 A.C.-149 A.C.) meglio noto come Catone il Censore. Casadinas o casadina è un termine dalla doppia derivazione: “casu” in sardo significa appunto formaggio, quello che in latino veniva chiamato “caseus”. Pardulas rinvierebbe invece al termine “pardula”, parola a sua volta derivata dal latino “quadrula” cioè forma quadrata: quella che aveva un tempo la stessa pardulas-formaggella-casadinas, sigillata con quattro quattro pizzichi fatti sul bordo della pasta per richiudere il ripieno.

Le varianti dolce e salata delle pardulas-formaggelle-casadinas sono tipiche della Barbagia dove la tortina al formaggio fresco viene aromatizzata, nella sua versione salata, con la menta, prendendo il nome di “casadina salida”. In Gallura e Logudoro agli ingredienti si aggiunge anche il prezzemolo, da mettere nel ripieno. Anticamente la casadina veniva fatta anche più grande, non proprio delle dimensioni di una torta ma quanto un piatto sì.

 

 

 

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